Articolo sulla proposta di legge sui Fusilaz pubblicato da La Storia Le storie

Qui di seguito il mio articolo pubblicato su La storia Le Storie.

LA LEGGE DI RIABILITAZIONE DEI FUCILATI PER MANO AMICA, UN FIORE DELLA PRIMAVERA DI BARBIANA, UN GIUBILEO CIVILE
Di Giorgio Zanin, relatore della Legge alla Camera dei Deputati

PREMESSA – Sappiamo che è arduo guardare agli eventi del passato con le lenti del presente. Un Paese dalle solide radici come l’Italia non deve avere il timore di guardare anche alle pagine più buie e controverse della propria storia recente. Ricordare e capire non vuol dire necessariamente assolvere o giustificare. La memoria di quei mille e più italiani uccisi dai plotoni di esecuzione dello stesso esercito interpella oggi la nostra coscienza di uomini liberi e il nostro senso di umanità.

1. DA DOVE NASCE – La proposta di legge nasce senz’altro dall’ascolto delle istanze e poi da un esplicito appello alle autorità da parte di un consistente gruppo di storici e studiosi, nell’ambito del centenario della grande guerra. La vicenda è di spessore etico e morale: nel corso della Prima Guerra Mondiale in Italia infatti furono oltre 4000 i soldati condannati alla pena capitale, con oltre 1100 giustiziati effettivi. Le fonti sottolineano che le esecuzioni sommarie furono autorizzate e incoraggiate dal generale Cadorna, che le considerava utili esempi per le truppe ed efficaci come punizioni per reati di particolare gravità. La sua gestazione ha origine a partire dal lavoro del collega Gianpiero Scanu, capogruppo PD in Commissione Difesa e primo firmatario del provvedimento. Con lui abbiamo cominciato a lavorare al testo dall’inverno del 2014. Nelle fasi preliminari abbiamo avuto insieme anche un incontro con il Presidente del Comitato storico scientifico per gli anniversari di interesse nazionale, Senatore Franco Marini.

2. LA PRESENTAZIONE – Il testo della legge, sottoscritto da oltre settanta deputati, è stato presentato ufficialmente in sala stampa alla Camera dei Deputati giovedì due aprile 2015 poco prima di pasqua, dai deputati Scanu, Zanin e Garofani in una conferenza stampa a cui hanno preso parte anche un rappresentante degli storici firmatari dell’appello e monsignor Angelo Frigerio, vicario generale dell’Ordinariato militare.
“Dobbiamo fare i conti con la storia – ha detto in conferenza stampa Gianpiero Scanu, primo firmatario della proposta di legge -. Lo Stato italiano si deve scusare per i militari uccisi durante la Grande Guerra senza nessun motivo. Con la nostra proposta vogliamo che la magistratura riprenda in mano le sentenze con cui sono stati mandati a morte 750 militari italiani. La convinzione è che la quasi totalità di quei procedimenti si concluderà con la piena riabilitazione. Lo impone la civiltà giuridica. Uno Stato deve chiedere scusa quando sbaglia. L’iter legislativo, di cui dovrebbero occuparsi le commissioni Difesa e Giustizia, chiederà la sede legislativa, un percorso abbreviato che evita il passaggio del provvedimento dall’Aula. Una volta che la proposta diventerà legge dovrà essere la corte d’appello militare ad applicarla”.

3. LA PROPOSTA DI LEGGE (A.C.2741-A) ed abbinata (A.C.3035)
La proposta di legge reca disposizioni volte ad attivare il procedimento per la riabilitazione del personale militare italiano condannato nel corso della prima guerra mondiale alla pena capitale per la violazione di disposizioni previste dall’allora codice penale militare, nonché per restituire l’onore militare e riconoscere la dignità di vittime di guerra a quanti furono passati per le armi senza processo con la brutale pratica della decimazione o per esecuzione immediata e diretta da parte dei superiori. Si tratta di una iniziativa di cui è chiaro l’alto valore morale e l’importanza, volta non solo a mantenere vivo il ricordo di quei fatti, ma anche a riabilitare e a onorare i militari italiani vittime dei metodi repressivi con i quali si voleva mantenere la disciplina nei ranghi dell’esercito durante il primo conflitto mondiale. Un percorso quello della riabilitazione che al momento attuale la legislazione non permette, dato che a fare istanza di riabilitazione dovrebbe essere l’interessato, dietro controprova peraltro di buona condotta, cosa che evidentemente è impraticabile per i fucilati. In sintesi, la proposta di legge è composta da due articoli.
All’articolo 1 dispone la riabilitazione dei militari delle Forze armate italiane che nel corso della prima Guerra mondiale abbiano riportato condanna alla pena capitale per i reati previsti nei capi III, IV e V del titolo II del libro primo del codice penale per l’Esercito, approvato con il regio decreto 28 novembre 1869. In pratica essa prevede l’attivazione d’ufficio della procedura per la riabilitazione dei militari condannati a morte nel corso della Prima Guerra mondiale escludendo i responsabili di reati che sarebbero stati tali anche in tempo di pace, quali omicidio, saccheggio e violenza sessuale. Le richieste di riabilitazione andranno indirizzate al Procuratore generale militare presso la Corte militare d’appello, entro un anno dalla data di entrata in vigore della legge. Si capisca dunque la chiave fondamentale della proposta di legge, che gioca le sue carte su un terreno rispettoso del ruolo della magistratura, al punto da prescrivere una procedura qualificata in questa direzione, cioè nel senso di un mantenimento assoluto della sua autonomia. Infatti, il compito previsto dalla legge è quello innanzitutto, con un avvio d’ufficio da parte del procuratore generale militare, di riaprire i casi che sono assegnati con questo stesso procedimento di legge e inviarli per una loro rivisitazione al Tribunale militare di sorveglianza per una richiesta di riabilitazione che dunque farà capo non a questa legge ma alla capacità della magistratura di rivisitare questi stessi atti di imputazione sulla linea di quanto previsto dall’articolo 1. Con ciò si intende perciò salvaguardare l’autonomia del giudizio della magistratura e tuttavia, imprimere un orientamento molto chiaro e molto delimitato, per quanto ci riguarda, come Parlamento.
All’articolo 2 prevede misure per restituire l’onore militare a quanti furono passati per le armi, nonché una serie di iniziative volte a mantenere vivo il ricordo dei fatti oggetto della proposta di legge. Prescrive dunque atti molto significativi in ordine alla trasparenza, perché questa riabilitazione, con tutta evidenza, è orientata a sancire non soltanto delle restituzioni di onore, ma anche a restituire al nostro Paese un profilo diverso da quanto il Paese stesso ha consegnato alla memoria viva delle famiglie e dei caduti nell’ambito del primo conflitto mondiale. Si prevede perciò: l’inserimento dei fucilati, una volta riabilitati, nell’albo d’oro per l’onoranza dei caduti; la comunicazione esplicita nei rispettivi comuni di residenza dei deceduti, perché questo atto di riabilitazione venga evidentemente pubblicato all’albo comunale; il coinvolgimento delle scuole superiori di tutto il Paese, affinché concorrano alla stesura della scritta cerimoniale che verrà affissa con una targa presso il Vittoriano e presso i sacrari di tutta Italia con cui la Repubblica dovrà rendere evidente la sua volontà di chiedere il perdono dei caduti che saranno stati riabilitati; infine la legge prescrive un’apertura degli archivi della difesa e dell’Arma dei carabinieri per le questioni in oggetto, così da offrire la garanzia della massima trasparenza agli studiosi

4. L’ITER IN COMMISSIONE – Ho svolto il mio ruolo di relatore in Commissione secondo tre fondamentali indirizzi: ricerca della sintesi unitaria; tempi rapidi, con scadenza entro il 24 maggio; passaggio in aula e non in sede legislativa di Commissione, come inizialmente si era prospettato per assicurare la velocità del processo. Per quanto riguarda il primo punto, ho anzitutto proposto la sottoscrizione della proposta di legge a tutti i gruppi politici, ottenendo l’adesione a volte anche entusiastica di alcuni. Due sole le resistenze, di segno diverso. Da una parte la diffidenza iniziale da parte del rappresentante della Lega Nord Marcolin, che temeva che la legge parificasse i reati contro la persona a quelli contro la disciplina, riabilitando anche ladri e spie. Questa iniziale distanza è stata risolta con l’accoglimento in sede finale di un emendamento al testo che specifica appunto la differenza tra i reati oggetto della riabilitazione. Dall’altra la volontà del Movimento Cinque Stelle di procedere al deposito di atti autonomi – prima una mozione e poi una proposta di legge a prima firma Basilio – per segnare la propria specifica autonomia anche in questa materia. La disponibilità a recepire nella legge Scanu-Zanin alcune delle istanze proposte dalla proposta Basilio, con riferimento particolare a raggiungere l’obiettivo della trasparenza e dell’assicurare il pieno accesso agli atti per i casi previsti dalla legge, ha permesso anche in questo caso di raggiungere una intesa sostanziale in vista del voto finale. Un elemento importante in questa fase per ottenere un sostegno unitario alla proposta è derivato anche dalla forte volontà, nel rispetto dei tempi, di conservare uno spazio per le audizioni in sede di Commissione. Valutata la possibilità di una finestra di tempi assai ridotta, ho proposto una sola audizione qualificata, invitando perciò per la stessa un testimone vivo della vicenda della riabilitazione in quanto parente di una vittima, e un rappresentante istituzionale in rappresentanza delle comunità segnate dalla vicenda delle fucilazioni, qual è stato in effetti il sindaco di Catanzaro. Lui infatti, come altri amministratori, avuta notizia dalla stampa del provvedimento legislativo avviato, ha voluto manifestare il proprio esplicito consenso con una lettera apposita, che ha indirizzato alla Commissione Difesa, aiutando tutti dunque a riconoscere l’interesse nazionale per la materia della legge. Le due audizioni sono state quindi molto significative e qualificate. In particolare l’audizione di Mario Flora, pronipote di Gaetano Ortis, è stata accompagnata da visibile commozione allorquando è stata mostrata la medaglia dell’alpino, vittima di fucilazione a Cercivento (UD). L’iscrizione di tale testimonianza agli atti della Camera è da ritenersi un primo importante risarcimento per lui e per tutte le vittime di quella vicenda. Per quanto riguarda la celerità del percorso, devo dire che ho subito incontrato il favore di alcuni gruppi parlamentari rispetto alla mia proposta di concludere l’approvazione della legge entro la data simbolica del 24 maggio. Mentre in un primo tempo si era ventilata l’ipotesi di una approvazione in sede Legislativa in Commissione Difesa, ho ritenuto più autorevole il fatto che il provvedimento fosse approvato dall’Aula nel corso di una seduta generale. Con il concorso dei diversi capigruppo delle forze politiche e in particolare delle pressioni esercitate dai Gruppi parlamentari PD e SEL presso la Presidente della Camera Laura Boldrini, abbiamo dunque ottenuto l’inserimento della legge nell’ultima seduta d’aula prima della breve pausa in vista delle elezioni amministrative. Dopo la discussione e l’approvazione degli emendamenti in Commissione Difesa, con l’accordo generale tra le forze politiche di una approvazione senza inciampi, la legge è stata dunque discussa in aula il 20 maggio e approvata il 21 maggio all’unanimità, con 331 i voti a favore e una sola astensione. Un risultato che, nonostante sia stata ottenuto in una seduta con tempi contingentati e dove quindi in sede finale sono mancati interventi importanti, ha dato soddisfazione a tutti.

5. ALCUNE CONSIDERAZIONI – La prima sottolineatura che sento di dover fare dopo questa descrizione, è relativa al clima politico entro il quale questa proposta si è sin qui sviluppata. Non deve sfuggire infatti che l’approvazione è arrivata alla Camera sostanzialmente all’unanimità. Un segnale generale di un mutato clima di lettura storica e culturale della prima guerra mondiale e più in generale di una qualche smobilitazione delle letture predefinite della vicenda come potrebbero essere stata ad esempio, senza i livelli dei profili strettamente partitici, la divisione del campo anche in Italia tra nazionalisti-militaristi e internazionalisti-pacifisti. Si può pensare infatti che la votazione di questo ramo del Parlamento nazionale, costituito – lo ricordo – in questa diciassettesima legislatura al 65% da deputati di prima nomina, segni il fatto che parole quali l’amor di patria e l’onore dovuto alle forze armate non devono trovare un segno di contraddizione nella rilettura della pagina delle fucilazioni per mano amica. Ciò implica più in generale la volontà di una lettura degli avvenimenti provvista in primo luogo dell’amore per la verità e un’interpretazione degli stessi aggiornata secondo la categoria dei diritti umani con i doveri morali ad essi connessi. A questo sentire infatti va ricondotta la volontà di scomporre il quadro degli avvenimenti, distinguendo perciò le morti causate da reati contro le persone dai reati commessi contro la disciplina, accettando che per alcuni dei primi, dati anche i tempi, fosse quantomeno legittima la pena capitale, mentre per i secondi si possano e si debbano oggi ammettere gli errori e gli eccessi che hanno reso vittime degli innocenti.

6. L’OBBEDIENZA OBBEDIENTISSIMA – Nei giorni immediatamente successivi all’approvazione, sul Corriere della Sera si è svolto un rapido botta e risposta tra Angelo Panebianco e Aldo Cazzullo, sul tema della legge. La lettura critica offerta da Panebianco è stata quella di un provvedimento che minerebbe il sistema militare, fondato sull’obbedienza. Lascio agli storici l’analisi di questo potenziale assioma. Personalmente sia durante la presentazione della legge in Conferenza Stampa il 2 di aprile e poi durante i lavori in aula, ho parlato della legge come di un fiore tardivo della primavera di Barbiana. Il riferimento è a don Milani, che con le lettere ai Cappellani militari e Ai giudici del 1967, riferite agli atti del processo per apologia di reato, ha parlato espressamente de L’obbedienza non è più una virtù. Ebbene, la legge in questione a mio parere non è da intendersi come un elogio della disobbedienza, ma dell’obbedienza obbedientissima a cui in fondo mirano le lettere del prete fiorentino. Infatti i reati per i quali si intende prescrivere la riabilitazione dei fucilati, sono in radice originati da una condotta dove a dover essere ripensata è proprio l’interpretazione dell’obbedienza. Da un lato la qualità degli ordini, dall’altro la volontà di eseguirli in modo spesso cieco e zelante, di questo si vuole parlare, riconoscendo i danni che un’obbedienza cieca può produrre anche verso innocenti. Innocenti che hanno poi sofferto ingiustamente pure del disonore, cioè di quel carico morale necessario a sovvertire per cento anni l’interpretazione degli avvenimenti, tramutando le vittime in colpevoli. La domanda posta da Panebianco è dunque legittima? Se rovesciamo la lettura, possiamo affermare che i colpevoli sono coloro che gli ordini li hanno impartiti? Possiamo in estrema sintesi affermare che Cadorna è il colpevole e con ciò seppellire l’architrave dell’obbedienza che sorregge il tempio militare? Certo le rivisitazioni storiche non sono una novità e gli eroi di un tempo sono spesso stati ripensati nella veste di tiranni. Non ritengo tuttavia che la legge giunga a questo atto d’accusa implicito. La legge mira a far giustizia, e a riconoscere che agli occhi di oggi alcune di quelle morti sono da giudicare innocenti. Nel farlo del resto si tratta di recepire un avanzamento del concetto di disciplina militare che il codice della disciplina militare, varato ai tempi del ministro Spadolini nel 1986, ha già da tempo aggiornato secondo la definizione di obbedienza, con la previsione della consapevole partecipazione, che si trova all’articolo 2:
La disciplina militare.
1. La disciplina del militare è l’osservanza consapevole delle norme attinenti allo stato di militare in relazione ai compiti istituzionali delle Forze Armate ed alle esigenze che ne derivano. Essa è regola fondamentale per i cittadini alle armi in quanto costituisce il principale fattore di coesione e di efficienza.
2. Per il conseguimento e il mantenimento della disciplina sono determinate le posizioni reciproche del superiore e dell’inferiore, le loro funzioni, i loro compiti e le loro responsabilità. Da ciò discendono il principio di gerarchia e quindi il rapporto di subordinazione e il dovere dell’obbedienza.
3. Il militare osserva con senso di responsabilità e consapevole partecipazione tutte le norme attinenti alla disciplina e ai rapporti gerarchici. Nella disciplina tutti sono uguali di fronte al dovere ed al pericolo.
In questo senso perciò ritengo che l’ordinamento militare e in generale l’esercito non abbiano nulla da temere da questa legge, e piuttosto da far propria la volontà di contribuire al ripensamento della memoria come un contributo di monito ad evitare errori sempre possibili.

7. IL GIUBILEO CIVILE – Un terzo passaggio che intendo sottolineare è l’importanza di considerare questa legge come una nota nuova nel corpo legislativo nazionale. La riabilitazione dei fucilati contiene in sé anche la forza dello spirito tracciato dalle ammissioni di colpa e dalle richieste pubbliche di perdono che hanno contrassegnato ormai quindici anni fa, con vasta eco e rilevanza nel profilo identitario, il magistero di papa Giovanni Paolo II e porta dunque con sé i segni di un piccolo ma significativo giubileo civile nazionale. Come per il percorso giubilare infatti – molti ricorderanno ad esempio la rivisitazione del processo a Galileo che Giovanni Paolo II volle iscrivere per il Giubileo del 2000 – si tratta di rileggere gli avvenimenti e di chiedere perdono per gli errori commessi. Si tratta in questo caso di porre al centro dell’azione legislativa il tema del perdono come comportamento pubblico. Un tema che la memoria nel nostro Paese collega ad esempio alle immagini dei funerali di mafia. Ma sopratutto un tema praticato con grande vigore e forza strutturante ad esempio per la pacificazione sudafricana. Un tema che per la scelta qualificante di coinvolgimento educativo delle scuole, mira ad inserire il “riconoscimento della colpa” e il “perdono” nel pantheon dei comportamenti nobili e di valore per la cittadinanza italiana. La legge realizza perciò un passo avanti nella memoria nazionale attraverso un atto di grande rilevanza morale, che iscrive la capacità di chiedere il perdono tra i valori repubblicani. A questo scopo infatti mira il dispositivo della legge che realizza sia la previsione dell’inserimento dei fucilati nell’Albo d’oro per le onoranze dei caduti, sia l’affissione di una richiesta pubblica di perdono e il coinvolgimento educativo delle scuole per la scelta della predisposizione del testo di una targa da affiggere al Vittoriano e nei sacrari militari a ricordo e riparazione verso le vittime di fucilazione per mano amica.

8. IN CONCLUSIONE (purtroppo affrettata), ritengo che il Parlamento Italiano con questa legge, una volta approvata definitivamente, avrà offerto un alto contributo alla memoria della prima guerra mondiale nell’ambito delle celebrazioni del centenario.
Un contributo di umanità, che rileggendo la storia, afferma valori e comportamenti per il futuro. Infatti ritengo tra l’altro che questa legge offra anche una sorta di vero valore aggiunto al nostro Paese nell’anno del centenario, come Parlamento, in ordine, in primo luogo, ad un ripensamento del valore della pena di morte, in una stagione in cui la pena di morte è da forze eversive su scala planetaria – penso all’uso che la morte ha su scala mediatica da parte dei terroristi – e ad additare, invece, il fatto che la pena di morte è una consegna di civiltà che noi vogliamo rigorosamente lasciare alle spalle. Penso che la civiltà giuridica possa, con questo atto, compiere un vero passo in avanti, soprattutto pensando, appunto, alla virtù che qui vogliamo additare.

9. LO STRAVOLGIMENTO – Dopo l’iter alla Camera, la legge nel maggio 2015 è passata per l’approvazione al Senato, e qui è rimasta nelle disponibilità della commissione difesa per oltre un anno. Mentre tutti attendevano una pronta approvazione, figlia anche del consenso unanime trovato alla Camera, ecco che nell’ottobre 2016, dopo un iter in commissione segnato da audizioni informali non precisate nel sito del Senato e da un memoriale del professor Arturo Parisi, già presidente del Comitato tecnico-scientifico per la promozione di iniziative di studio e ricerca sul tema del cosiddetto «fattore umano» nella prima Guerra mondiale, emergono alcune problematicità per la legge. Tra queste, anche quella di “allontanare ogni ombra di incostituzionalità lasciando impregiudicato il principio di difesa della patria sancito dall’articolo 52 sia rispetto al passato sia rispetto al futuro, ed evitando che i caduti nell’adempimento del dovere o addirittura i decorati si ritrovino, nei fatti, considerati alla stessa stregua di coloro che – pur con tutta l’umana comprensione – si sono sottratti a quel dovere. Infine, non possono essere trascurate le possibili disparità di trattamento con i fucilati di altre guerre (quali la terza guerra d’indipendenza, la campagna di Libia o la seconda guerra mondiale), nonché di ragionevolezza nell’esclusione della riabilitazione per coloro che sono stati condannati a pene più lievi e che, pur avendo tenuto condotte ritenute dalla legge meno gravi e magari aver passato alcuni anni in un carcere militare, non avrebbero alcun riconoscimento postumo (peraltro il testo licenziato dalla Camera prevede la riabilitazione per tutti i “condannati” e non solo per coloro a cui è stata effettivamente inflitta la pena capitale)”.
Il relatore del provvedimento al Senato, nonché presidente della medesima commissione Nicola La Torre, presenta dunque in Commissione la proposta di una totale riscrittura della proposta di legge. Un fatto praticamente senza precedenti, che fa andare in cortocircuito il sistema, che segna nei fatti una linea di disconoscimento e dunque di discredito sia tra gli organi delle due camere, sia tra i rappresentanti delle forze politiche. In particolare da parte dei senatori che compongono la maggioranza, che non hanno cercato di trovare preliminarmente un punto d’accordo su questa revisione che stravolge non solo il testo ma soprattutto il significato della proposta di legge.
In pratica il nuovo testo avanzato da La Torre e approvato da una maggioranza per ora solo in Commissione Difesa, nel riconoscere il sacrificio dei fucilati non solo elimina la riabilitazione con tutte le conseguenze pratiche evidenziate in precedenza, ma soprattutto capovolge la prospettiva delineata dal provvedimento originario. Infatti al comma quarto dell’unico articolo che compone la nuova proposta, viene previsto che “Nel Complesso del Vittoriano in Roma è affissa la seguente iscrizione: «Nella ricorrenza del centenario della Grande guerra e nel ricordo perenne del sacrificio di un intero popolo, l’Italia onora la memoria dei propri figli in armi fucilati senza le garanzie di un giusto processo. A chi pagò con la vita il cruento rigore della giustizia militare del tempo offre il proprio commosso perdono.». Dopo la fucilazione, alle vittime si elargisce il perdono, invece di chiederlo! Un capovolgimento incredibile che lascia esterrefatti e che soprattutto interroga sulle motivazioni di tale azione, fortemente sostenuta ad esempio dal senatore Gasparri che esulta, e che dice che “saggiamente” il Senato ha posto rimedio a quanto fatto dalla Camera. Insomma dà del fesso a tutti, anche ai suoi compagni di partito. Uno sgarbo istituzionale e politico. Con il rischio reale di condannare il provvedimento all’insabbiamento.

10. OLTRE LA STORIA – Gli echi sulla stampa sono stati immediati e probabilmente anche rivelatori. Su Repubblica, in risposta ad un forte articolo del 6 novembre 2016 a firma Paolo Rumiz, invece che trovare la risposta dei senatori ecco spuntare una replica a firma del Generale Marco Bertolini. Un indizio che permette di formulare un’ipotesi: la legge in realtà è andata a toccare un nervo scoperto a cui pare aver reagito proprio l’establishment militare. Il punto critico è che gli ordini non possono essere discussi o trasgrediti, mai. Dati i contenuti, probabilmente non c’è neppure da sorprendersi. Le legge di riabilitazione viene vista come un colpo di spugna, come una riscrittura della storia. Ma è chiaramente una prospettiva viziata dai timori, non dalla realtà che prevede solo la riapertura d’ufficio dei processi per appurare se la pena di morte risulta giustificata dal reato ascritto al militare o applicata, semplicemente per dare l’esempio come pretendeva la circolare Cadorna. Per quanti tra loro – oltre un migliaio si ritiene – verranno ritenuti vittime ingiuste della pena capitale, la riabilitazione sarebbe un atto conseguente di civiltà giuridica, coerente con i valori e i dettami del nostro ordinamento ed emesso dalla stessa magistratura militare. Dunque nessun colpo di spugna e nessuna parificazione. Piuttosto il riconoscimento, finalmente, che le regole dell’obbedienza, su cui si fonda certamente il buon funzionamento storico di una organizzazione non solo militare, possono creare situazioni di ingiustizia. La gran parte dei fucilati non erano disertori. Sono stati sopraffatti da un “nemico” con la stessa divisa, armato da “circolari” ingiuste che prevedevano la fucilazione anche per atti ordinariamente non previsti dal codice militare. Quale colpa può mai aver avuto un sorteggiato per la decimazione? Dunque la legge non opera un revisionismo ma una correzione vera e propria degli errori, che proprio pensando al futuro, è bene affrontare. Un orientamento questo che una struttura gerarchica per natura come la Chiesa Cattolica ha pienamente accolto, ad esempio con la revisione del processo a Galileo. Una disciplina di revisione coerente con i nostri valori, che mira a chiarire chi ha subito un’ingiustizia pagando con la vita. La storia è scritta dai vincitori, s’usa dire. Il recupero della memoria di chi ha subito ingiustizia a causa di un’obbedienza cieca è un segno di una civiltà più matura della vittoria. Negare che ci furono ordini legittimi ma ingiusti, di cui qualcuno è stato vittima e va dunque riabilitato da colpe che non ha è un passo avanti. Negarlo, come fa il nuovo testo promosso dal Senato, è in fondo un altro modo per affermare che abbiamo sbagliato a condannare chi a Norimberga si è difeso dicendo che aveva solo obbedito. Si abbandoni dunque il pensiero aut-aut richiamato da Bertolini – i buoni sono quelli che hanno obbedito, i cattivi da perdonare, dopo la fucilazione, sono quelli che hanno disobbedito – e si abbia a cuore il futuro, riconoscendo anche i limiti storici della giustizia di stato pagata dagli innocenti. Un modo questo anche per introiettare nell’ordinamento giuridico parole di rara importanza quale il perdono, che in questo caso andrà richiesto dallo Stato a saldo di un debito contratto non solo con le vittime e i parenti ma soprattutto con i giovani di oggi che si aspettano dal Paese una capacità di usare la memoria per migliorare il futuro.

11. COSA SUCCEDERA’ – Le posizioni in campo a questo punto al Senato paiono molto diverse. Rispetto all’accordo unitario raggiunto alla Camera, il nuovo testo in discussione in Commissione al Senato trova alcune proposte di emendamenti tra loro inconciliabili: Gasparri-Quagliariello propongono in sostanza l’abolizione della legge, Cotti (M5S) propone di tornare al testo approvato alla Camera, Amati e altri senatori PD propongono di sopprimere le seguenti parole: «A chi pagò con la vita il cruento rigore della giustizia militare del tempo offre il proprio commosso perdono». Una situazione difficilmente conciliabile, che unita al completo disinteresse per il confronto politico con i deputati, costituisce un pasticcio le cui responsabilità ricadono in primo luogo sulle spalle del relatore presidente La Torre.
E’ giusto ricordare che questo conflitto non ha una chiave di lettura solo politica e che l’opinione pubblica si è viceversa attivata a diversi livelli. Segnalo ad esempio che il quotidiano Il Messaggero Veneto di Udine che ha espressamente sostenuto la campagna di riabilitazione dei Fusilaz di Cercivento, si è già apertamente schierato contro l’azione del Senato, provocando la reazione condivisa della politica a livello locale. Tra le iniziative più significative di protesta a questa situazione paradossale è giusto ricordare anche l’ordine del giorno approvato a Trento lo scorso 5 novembre, in occasione degli Stati Generali della difesa civile non armata e nonviolenta, con cui l’assemblea nazionale chiede alla Commissione Difesa del Senato di ritornare al testo votato alla Camera, e poi anche l’ordine del giorno approvato all’unanimità dal consiglio comunale del Comune di Vittorio Veneto lo scorso 29 dicembre 2016, il cui dispositivo recita:
Il Consiglio Comunale di Vittorio Veneto, nell’apprezzare il percorso sviluppato presso la Camera dei Deputati con l’approvazione unanime della proposta di Legge dedicata alla riabilitazione dei fucilati per mano amica della Prima Guerra mondiale (i cosiddetti “fucilati per l’esempio”) e nell’apprendere dell’iniziativa di complessivo azzeramento dell’Iter della Legge realizzata in Commissione Difesa del Senato con lo stralcio della proposta e la perversione tramite nuovo testo degli obiettivi prefigurati dal testo di Legge approvato alla Camera:
– STIGMATIZZA la condotta dei Senatori che con la loro iniziativa negano sia la volontà politica unitaria espressa dai Deputati sia la campagna di civiltà etica e giuridica promossa in primis dalla comunità degli storici della società civile;
– CHIEDE al Presidente del Senato e al Presidente della Commissione Difesa del Senato l’immediato ripristino del testo approvato alla Camera e una pronta approvazione dello stesso
– INCARICA il Sindaco di trasmettere il presente atto al Presidente del Senato, Sen. Pietro Grasso, al Presidente della Commissione Difesa del Senato, Sen. Nicola Latorre e, per conoscenza, alla Presidente della Camera dei Deputati, On. Laura Boldrini, al Presidente della Commissione Difesa della Camera dei Deputati, On. Francesco Saverio Garofani, ed al Ministro della Difesa, Sen. Roberta Pinotti.

Si tratta di segnali che permettono capire con chiarezza quali siano i sentimenti e le volontà dei cittadini italiani. Sono sollecitazioni a cui le istituzioni parlamentari non possono non offrire risposta, pena il discredito. Mi auguro dunque che si sappia far tesoro di queste sollecitazioni e cercare presto una forma di ripresa del dialogo politico per affrontare i veri nodi posti dalla legge ed elevare così la civiltà morale e giuridica dell’Italia.

San Vito al Tagliamento, 1 gennaio 2017

VERSIONE IN PDF: Fusilaz-a-che-punto-siamo-con-la-legge-gennaio-2017

 

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