CHI E PERCHE’ HA UCCISO ALDO MORO: DOMANI L’ON.GERO GRASSI AL LICEO “LE FILANDIERE”

Domani, l’Assemblea d’Istituto del Liceo “Le Filandiere” di San Vito al Tagliamento affronterà il caso Moro.
Sarò ospite assieme al collega on. Gero Grassi, vice presidente del gruppo PD alla Camera dei Deputati componente della Commissione parlamentare di inchiesta sul rapimento e la morte di Aldo Moro.
I ragazzi delle quarte e delle quinte dell’Istituto avranno l’occasione di ascoltare ricostruzione di questa vicenda realizzata dall’onorevole Gero Grassi, chiara testimonianza su quanto, a 37 anni dalla tragica vicenda del presidente Moro, la completa verità sul passaggio che ha largamente influenzato la successiva storia del Paese, non sia ancora emersa. Su Aldo Moro e sulla sua vicenda infatti sono stati scritti centinaia di libri, realizzati numerosi film e documentari e servizi giornalistici, ma le domande aperte sono spesso state tradotte in interpretazioni parziali della vicenda.
E’ un impegno, quello della chiarezza, che aiuta il Paese a fare i conti giusti con la memoria. Per i ragazzi si tratta sicuramente di un’occasione preziosa per conoscere un passaggio fondamentale della nostra storia nazionale. Sono certo che l’on. Grassi, che porta questo impegno dall’inizio della legislatura in tutta Italia, saprà portare un valido contributo alla responsabilizzazione dei nostri giovani nella costruzione della società di doman
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STO LEGGENDO…

Febbraio 2016

ANTONIO SCURATI – Il tempo migliore della nostra vita – Bompiani

Finalista Premio Campiello 2015, Vincitore Premio Viareggio-Repaci 2015 per la Narrativa

Ho letto qualche anno fa Il sopravvissuto di Scurati, regalatomi da un bravo collega, e sinceramente non mi aveva entusiasmato. Nel mese di dicembre ho trovato una recensione stimolante e così ho preso questo suo nuovo libro. Quasi un romanzo storico, se non avesse a tratti le sembianze di un diario. Un libro che racconta storie vere e separate, che si mescolano nelle pagine specchiandosi a distanza. Da una parte quella preziosa di Leone Ginzburg, il marito della celebre scrittrice Natalia, morto tragicamente sul finire della seconda guerra mondiale dopo numerosi travagli patiti in epoca fascista a causa del suo essere ebreo e straniero di origine. Una storia di rettitudine, quella di chi scrive dritto sulle righe storte della storia. Un umanista resistente, tra i fondatori insieme a Cesare Pavese della Casa editrice Einaudi, organizzatore della dissidenza. Dall’altra le storie dei nonni e poi dei genitori dell’autore, sospese tra la periferia milanese e la città di Napoli, con un carico di umanità e di piccole memorie ricostruite sulla base della trasmissione orale, con la comparsa casuale al loro fianco di alcune figure note come Totò. Il tutto sospeso in gran parte nelle tinte faticose dell’epoca fascista. L’incrocio tra le diverse altezze delle biografie è raro: da un lato l’alta cultura, dall’altro la quotidianità. Eppure si scorge facilmente una trama stimolante di somiglianze a partire dalla comune passione per la vita, che la fatica fa emergere in modo evidente. I migliori anni davvero, anche quando sono trascorsi nel disagio. Forse anche proprio per questo.

Un libro scritto bene, con una lingua netta che fa penetrare gli spazi della storia con lo sguardo delle persone vive. Che suscita domande sul comodo oggi riservatoci e sui meriti che non abbiamo guadagnato per godere degli attuali privilegi. Una memoria quella ricercata che va a pesare sulle spalle dell’autore e insieme del lettore. Un peso che porto volentieri.

PS – Oggi sono entrato in libreria e ne ho acquistata un’altra copia per regalarla al mio amico Nicodemo che compie gli anni. Mi ha detto che lo legge

ISTITUTO AGRARIO DI SPILIMBERGO. IL FUTURO DELL’AGRICOLTURA ABITA QUI

Anche quest’anno ho incontrato gli studenti delle classi quinte dell’Istituto agrario di Spilimbergo. Si tratta di un incontro esclusivo, che nasce dall’incrocio delle mie responsabilità in Commissione Agricoltura e dalla volontà di dare spazio al futuro a partire dai giovani. Ieri mattina, in accordo con gli insegnanti e la sempre attenta dirigente scolastica Lucia D’Andrea, ho potuto dialogare per oltre due ore con gli studenti delle classi quinte. Quasi un pre-esame di maturità collettivo insomma.

Non solo ho raccontato loro la mia esperienza da deputato ma soprattutto abbiamo discusso sulle tematiche del mondo agricolo che vedono il loro diretto interesse. Aldilà delle tante curiosità farcite anche da luoghi comuni sull’incarico che ricopro – aiutare il senso critico e la lotta ai pregiudizi sono una costante dei miei incontri con i giovani – il punto cruciale che ha risvegliato la loro attenzione è che l’impegno di un deputato non dista poi molto in fondo da quello di uno studente, guidato com’è da verbi come ascoltare, studiare, decidere, che caratterizzano anche le fatiche tra banchi e laboratori.

Mi ha colpito ascoltare la loro opinione sulla percezione del mondo agricolo tra i giovani: alla mia domanda se sia “up o down occuparsi di agricoltura” tra i loro coetanei, la risposta media è stata che l’idea dell’agricoltore si sta molto rivalutando, nonostante la “chiusura mentale” di molti cittadini. Utile anche la registrazione di alcune loro parole chiave per l’orizzonte agricolo, quali: sostegno ai giovani agricoltori, semplificazione, compatibilità ambientale delle coltivazioni, biologico, qualità, remunerazione del lavoro agricolo… Tante idee chiare che si incrociano con i dossier aperti anche alla Camera.

Ne ho ricavato in generale ancora una volta l’impressione di un ambiente molto stimolante, con giovani maturi e determinati. Ragazze comprese naturalmente, nonostante siano solo il 20%.. Tutti promossi insomma! Questo evidentemente anche grazie ad insegnanti preparati e motivati.
Una scuola che avrebbe certamente bisogno di sostegno, in particolare per il rinnovo delle attrezzature agricole, anche per assicurare agli studenti la giusta dimensione della laboratorialità. Una voce questa che all’uscita mi sono impegnato a far arrivare anche in regione al neo assessore all’agricoltura Shaurli.
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SCUOLA E GRATITUDINE

Nei giorni turbolenti della riforma scolastica, oggi sul Corriere della Sera Beppe Severgnini, con uno scarto eccellente, invoca la riconoscenza per i propri insegnanti quale primo e possibile risarcimento per l’impegno professionale. L’articolo, al solito con il gusto di Severgnini, stimola ciascuno a ripercorrere il proprio sentiero scolastico. Faccio mio l’appello, cimentandomi nella memoria e rimbalzando l’invito a fare altrettanto.
Premetto che la vita scolastica è naturalmente una miscela di tanti ingredienti, dove non è facile discernere la gratitudine individuale rispetto al sentimento complessivo dell’esperienza. Per parte mia, a differenza di Severgnini che cita quattro donne, la mia gratitudine va principalmente ad alcuni uomini.

Alle scuole elementari, nei primissimi anni settanta, ricordo di aver cambiato maestro praticamente ogni anno. Segno evidente che il precariato è una piaga antica della nostra scuola. La mia classe, dopo tante tribolazioni, venne alfine presa per mano in quinta da un uomo alto e robusto, gioviale ed energico. Il maestro Giuseppe Bertani sapeva incoraggiare con lo sguardo e con il tono della voce. Ricordo ancora bene che ci faceva parlare ordinatamente e sapeva cogliere dagli stimoli di ciascuno, anche dai meno bravi, un esempio utile a stimolare tutti, come ad esempio quando trasformò l’ammirazione di un mio compagno per Cassius Clay – Mohamed Alì in una lezione sull’Islam. La mia acerba passione per la storia venne sapientemente stimolata dalle sue capacità narrrative e dalla disponibilità a stimolare il mio desiderio di muovermi su sentieri inediti con ricerche e letture. Aveva un’attenzione per tutti e per ciascuno che mi è probabilmente rimasta scritta dentro. Conservo ancora, racchiuso nella scatola dei ricordi, il suo premio per la mia ricerca in occasione dell’esame di quinta: un francobollo dedicato a Napoleone che aveva evidentemente deciso di sacrificare per me dalla sua importante passione filatelica.

Alle medie i ricordi si fanno più articolati. Mario Sbriz insegnava lettere al corso D, il più turbolento. Era austero, con lo sguardo teso ma non scontroso, concluso nel pizzetto che gli conferiva un’aurea che più tardi avrei potuto definire pirandelliana. Veniva a scuola in bicicletta, portava la giacca e il cappello e le sue camice parevano misteriosamente sempre stirate di fresco, anche quando la calura entrava dalle finestre. Era evidentemente taciturno e timido, ma era tenuto in considerazione dai colleghi. Quando perdeva le staffe, che nella mia classe ve n’erano frequenti motivi, diventava rosso in volto e qualche volta, all’apice della tensione, usciva dall’aula, lasciando noi alunni attoniti tra silenzio e sguardi di rimprovero verso i compagni “monelli”. Del suo insegnamento ricordo la pazienza e poi soprattutto la frase decisiva che disse guardando lontano durante il colloquio orientativo verso la fine della terza media: “Ricordati che il liceo classico è una scuola per studiosi, non solo per studenti”. Insieme a lui la memoria delle medie si espande ad altri professori, come Leonardo Zancopè, uomo dinamico, con gli occhi vigili e la giusta dose di complicità verso gli studenti. Insegnava solo ai maschi la disciplina “applicazioni tecniche” e per tre anni ebbe a che fare pazientemente con la mia scarsa propensione per alcune attività di laboratorio, senza mai rinunciare ad incoraggiarmi e a valorizzare ai miei occhi i relativi progressi. Conservo come una vera iniziazione alla manualità avanzata la mia prima realizzazione ad intarsio: una mela disegnata con legno di balsa di tre colori diversi, picciolo compreso. E poi ancora il professor Gennaro Tito, giunto a noi in terza media come insegnante di educazione artistica con il corredo di un misterioso simbolo di lutto sulla giacca. Il suo estro rimase nascosto solo per breve tempo dietro i magnifici baffi e qualche urlata di intimidazione, lasciando spazio via via alla qualità di insegnante che sapeva sviluppare le risorse di ciascuno. Al posto della deludente attività di pittore maldestro, mi indirizzò presto allo studio della storia dell’arte, cogliendo in me la potenzialità di futuro fruitore e di appassionato d’arte. Il fatto che finalmente qualcuno mi stimolasse a prendere in mano i tanti volumi dei classici dell’arte che occupavano la biblioteca paterna, mi aprì ad un itinerario di sensibilità che considero un punto importante della mia formazione.

Alle superiori, siamo alla fine degli anni settanta, i ricordi diventano sempre più nitidi. Il fatto che Mario Giannatiempo sia stato in quarta e quinta ginnasio insegnante per diciotto ore alla settimana di italiano, greco, latino, storia e geografia nella mia sola classe, lo ha reso inevitabilmente una sorta di ineludibile balia adolescenziale. Ma non basta certo a descriverne la stima e il profilo del debito che ho contratto verso colui che più tardi sarebbe diventato anche collega. Aveva la barba folta e lunga e un’imponenza sottolineata spesso dal dolcevita di lana che lo rendeva all’apparenza assai più temibile di quanto non fosse in realtà. Era sopraggiunto a Pordenone per il primo incarico di ruolo dalla lontana e persino ai nostri occhi misteriosa Salerno e veniva a scuola in treno, come me. Di lui, più che il bisogno di caramelle per rendere agevole la voce dal tono profondo e vigoroso, pur se non teso, ricordo soprattutto la voglia di aiutarci a comprendere gli errori nelle correzioni. E poi la determinazione nel cogliere dalle letture e qualche volta anche dalle fredde traduzioni, quei contenuti decisivi per costruire in noi un impianto culturale moderno e aperto, fatto di profondità ma anche di leggerezza, come se alcune delle lezioni americane di Calvino lui le avesse già metabolizzate. E poi soprattutto la disponibilità a farci discutere e ad essere partecipe dei nostri problemi ma in forma rispettosa, restando cioè adulto e non mai esposto alla tentazione del cameratismo, nonostante la sua ancor giovane età. Dalle promozioni che ottenni da lui al ginnasio ne ricavai forse una lezione momentaneamente sbagliata: il fatto cioè che fosse adeguato il mio modo d’esser studente, più attento ai temi e all’agenda esistenziale e sociale che alle lettere classiche. Una cifra umana che probabilmente devo anche a lui, nel bene e nel male.

E’ stato poi al triennio del liceo classico che la mia carriera scolastica ha incontrato maggiori difficoltà, e tuttavia sempre senza smarrire la percezione della gratitudine verso gli insegnanti che hanno continuato a orientare il mio cammino. Come quella per Gianni Bonotto, che insegnava italiano con una passione che non avevo mai conosciuto fino a quel momento. Quando dalla cattedra con movenze persino brusche andava a cercare la luce e a prender slancio in piedi a fianco della finestra, leggeva le opere con un trasporto che bruciava di colpo l’aridità neutra della pagina dell’antologia. Il suo vorticare delle braccia e delle mani faceva prendere il volo all’Ariosto e assorbiva interamente tra i versi l’attenzione e il desiderio del nostro spirito giovanile. Facendoci contemporaneamente annusare l’insopportabile assenza di conoscenza di quell’altro cavaliere, l’assoluto Chisciotte di Cervantes che avrei finalmente divorato con cupidigia nell’estate della maturità. Oppure ci precipitavano di fronte alla vertigine dei conflitti aperti nelle tragedie dall’Alfieri. E come dimenticare l’incrocio esistenziale che faceva venire a galla dall’incrocio tra la quiete de Il sabato del villaggio e i sentimenti a tratti crudi dello Zibaldone, insegnando insieme al testo anche un metodo per sperimentare la comprensione non solo di Leopardi. Non ho mai sentito un desiderio di confidenza nei suoi riguardi, eppure penso che la teatralità appassionata del suo insegnamento mi abbia aiutato a collegare ragione e sentimento nella lettura, formando le basi della ricerca estetica con cui affronto ancora oggi i testi letterari.

Un posto in questa carrellata lo voglio riservare infine agli episodi. Sono infatti a volte proprio questi che pesano nelle biografie degli studenti, anche molto aldilà delle intenzioni degli insegnanti. Come quello ad esempio che vede protagonista don Renato De Zan, insegnante di religione con la passione per il testo biblico e le scritture antiche. E’ stato infatti un suo intervento estemporaneo e non una spiegazione a farmi da salvagente nel corso del naufragio scolastico in cui ero incorso durante il quarto anno delle scuole superiori. Nulla di particolare in verità, solo l’avermi chiamato esplicitamente a parlare in disparte della mia situazione scolastica difficile, incoraggiandomi a non mollare e a cercare di rimediare nel fine anno. Una campana che suonò giusto in tempo e che mi fece ritrovare quella spinta sufficiente per restare a galla e salvare l’anno.
Oppure ancora l’episodio che ho avuto più volte l’occasione di ricordare anche direttamente a Gianantonio Collaoni, che nella funzione di sconosciuto insegnante di vigilanza durante l’esame di maturità, ebbe modo di soffermarmisi accanto e, osservando il testo della mia traduzione dal latino, di chiedermi sottovoce: “sei sicuro di quel che hai scritto?”. Fu questa domanda a muovere in me la volontà di meglio considerare e poi correggere il mio lavoro, portando il mio compito in linea di galleggiamento. Una conferma anche in questo caso di quanto l’attenzione educativa degli insegnanti possa e debba costituire l’ossatura della professione, offrendo a ciascun studente la miglior possibilità di diventare se stesso. Per questo dico grazie a loro e a tutti gli insegnanti che ogni giorno si recano nelle scuole di tutto il mondo, a edificare il futuro con il mestiere più bello di tutti. Un mestiere sospeso eternamente tra rischio e garanzia, che nessuna riforma può in verità modellare nel suo intimo, restando in radice, come fa capire anche la testimonianza di Severgnini, una questione di relazioni.

Incontro con gli studenti dell’Istituto Uccellis di Udine

Nelle scorse settimane, com’è normale data la coincidenza con il periodo dei viaggi di istruzione, si è fatta più intensa l’attività di accoglienza degli studenti alla Camera dei Deputati. Tra le numerose visite di scolaresche del Friuli Venezia Giulia desidero segnalare oggi quella dell’educandato Uccellis di Udine. Il gruppo, guidato tra gli altri dalla professoressa Anna Polano a suo tempo in servizio presso il Liceo Leopardi di Pordenone e composto da una settantina di studenti, mi ha fatto un’ottima impressione anche in termini di preparazione civica. L’attenzione dei ragazzi ai temi della formazione delle leggi mi ha confermato nella convinzione che lo studio del diritto, disciplina praticata presso l’Uccellis, sia una traiettoria necessaria per qualificare la formazione scolastica. In particolare, come in altre circostanze, mi ha colpito il fatto che fossero numerose le domande che rivelano una scarsa consapevolezza da parte di molti in materia del ruolo dei deputati. Purtroppo in molti casi, anche a motivo dell’informazione spesso legata più alle polemiche e alle notizie negative, a conferma del proverbiale “fa più rumore un albero che cade di una foresta che cresce”, gli stessi ragazzi sono indirizzati a “guardare il dito invece della luna”. L’utilità degli incontri – grazie all’ospitalità della preziosa sede di rappresentanza della Regione FVG in Piazza Colonna – e delle visite alle istituzioni democratiche da parte degli studenti è dunque assolutamente da confermare. Come diceva già il mazziniano Carlo Collodi nel XIX secolo, la formazione degli studenti è la vera base per il rinnovamento del Paese. Sono dunque soddisfatto che il servizio che ho deciso di svolgere esplicitamente invitando le scuole del territorio a visitare la Camera – anche nel 2015 sono già oltre 400 gli studenti della regione che ho accompagnato personalmente – sia considerato e valorizzato dagli insegnanti, che restano i primi responsabili del percorso formativo delle giovani generazioni.
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Incontro a Roma con gli studenti del Flora

Alla Camera, facendo slalom tra le votazioni in aula e i lavori delle commissioni, ho accolto oggi pomeriggio un gruppo di studentesse dell’Istituto Professionale Flora di Pordenone per introdurre la loro visita alla Camera dei Deputati. Si tratta di un gruppo di interesse con provenienze da più classi, guidato dalla professoressa Paola Buttignol, che sta realizzando un viaggio di istruzione particolarmente qualificato qui a Roma. Ogni giorno infatti le studentesse, prima di immergersi nelle visite alla città, prestano servizio alla mensa dei poveri della Caritas, dimostrando uno spirito civico e di servizio che fa loro onore.
Mi ha fatto molto piacere dunque raccontare loro come si svolge anche il mio servizio di parlamentare e più in generale con l’impegno politico, cercando di limare e correggere anche alcuni dei luoghi comuni che accompagnano l’immagine dei politici presso i giovani. Il vero problema, mi ha detto qualcuno di loro, è che molti giovani oggigiorno sono troppo disinteressati e in qualche caso anche poco accompagnati nello svolgimento di azioni rivolte al bene comune.
In ogni caso, aldilà delle critiche e delle informazioni parziali, sono rimasto colpito dall’energia positiva che proveniva dai loro occhi stanchi. Con la complicità degli insegnanti naturalmente, senza la cui guida ogni eccellenza nelle scuole italiane sarebbe impossibile.

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PS – due di loro alla fine si sono pure rivelate come scout di Maniago e così hanno chiesto una foto ad hoc, che fa da giusto corredo all’avventura di domenica scorsa

CON GLI STUDENTI DI FONTANAFREDDA

Oggi a Fontanafredda ho incontrato il Consiglio Comunale dei ragazzi, che venerdi prossimo visiterà la Camera dei deputati; insieme a me oggi l’assessore comunale Vanni Zandonà e la prof.ssa Monica Pelloia, che ringrazio per il lavoro svolto anche nell’organizzazione complessiva. Ho incontrato un Consiglio molto motivato e preparato. Il lavoro preparatorio svolto dagli insegnanti è estremamente ricco e l’incontro con me si è svolto nel migliore dei modi. L’indicatore della qualità è stato indubbiamente la quantità di domande spontanee che i ragazzi mi hanno rivolto. Tra i principali temi della buona politica che ho messo in evidenza ci sono ASCOLTARE, INCONTRARE, STUDIARE, INFORMARSI E PROPORRE, tutti verbi su cui il percorso animato tra gli altri dalla prof.ssa Pelloia sembra convergere attivamente. Complimenti dunque, alla scuola di Fontanafredda, buon esempio da imitare. Mi auguro che la visita a Montecitorio risponda alle aspettative dei ragazzi e rimango a disposizione per incontri futuri. Voto alla visita odierna: 9, per l’attenzione e la preparazione dei ragazzi.

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A MONTECITORIO, INSIEME AGLI ALFIERI DELLA ROUTE NAZIONALE DI SAN ROSSORE, PER CONSEGNARE LA CARTA DEL CORAGGIO

Oggi mattinata straordinaria per Montecitorio a porte aperte.
A San Rossore nei giorni di agosto 2014 la Presidente della Camera Laura Boldrini ha invitato i rover e le scolte Agesci a far sentire la loro voce.
Oggi oltre duecento rappresentanti di quell’impegno sono qui a presentare la qualità di quel percorso, racchiuso nella Carta del Coraggio, il documento di sintesi e rilancio di tutto il percorso della Route Nazionale.
Sono fisicamente insieme a questi ragazzi, dopo aver partecipato attivamente anche alle giornate di San Rossore con il laboratorio “L’arte della politica”, e sentendo i loro racconti, ascoltando la loro grinta e il coraggio di sfidare il futuro con ottimismo e impegno, non riesco a non commuovermi un po’.
Ha ragione la Presidente Boldrini, l’impegno esplicito che la Carta contiene è una boccata di ossigeno per il Paese. Se ci sono queste risorse di spirito e di azione, il Paese può sperare veramente di darsi un futuro migliore.
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IL LICEO DI CERVIGNANO ALLA CAMERA

Anche oggi una scolaresca del Friuli Venezia Giulia accompagnata in visita alla Camera.
Si tratta di appuntamenti importanti per i ragazzi, che ho voluto fortemente favorire sin dall’inizio dell’anno scolastico, quando ho scritto ai dirigenti per segnalare la disponibilità, nel caso di viaggio di istruzione a Roma, a visitare anche la Camera dei Deputati.
Oggi è stata la volta di una quarta liceo di Cervignano, i cui studenti hanno potuto assistere in modo prolungato alla seduta di votazione odierna, osservando oltre al magnifico spazio decorato dal Basile, anche i colori accesi del tabellone di voto e i movimenti dei deputati accompagnati dalle voci di indirizzo dei segretari d’aula dei gruppi parlamentari che, chiamando ad alta voce “Rosso” oppure “Verde”, danno indicazioni di voto ai deputati su ciascun emendamento.
Dopo la visita all’aula, un veloce incontro presso la sede di rappresentanza della Regione Friuli Venezia Giulia in piazza Colonna, di fronte a Palazzo Chigi, per raccontare il percorso delle leggi e le difficoltà del compito parlamentare. Come sempre una piccola battaglia da parte mia per provare a sconfiggere i pregiudizi sui politici, ricordando come purtroppo per il sistema della comunicazione “fa più rumore un albero che cade rispetto ad una foresta che cresce”. Il tutto condito da orecchie attente e da ottime cravatte al collo dei ragazzi, ormai pronti a giocare il loro ruolo attivo da cittadini prossimi alla maggiore età.
Grazie ai prof. dunque e un po’ anche al consigliere comunale pordenonese Loris Pasut che ha fatto da suggeritore alla scuola per questa visita, dopo la positiva esperienza dell’estate scorsa con i ragazzi del suo gruppo scout.

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Visite scolastiche mese di marzo

Giovedì 19 marzo

Oggi giornata a tinte scuro-chiare. In mattinata abbiamo votato il voto finale del provvedimento che riguarda l’IMU agricola. Un mezzo pasticcio a cui per fortuna, anche grazie alla pressione di molti, compresi i numerosi amministratori locali che mi hanno telefonato, il governo ha saputo trovare rimedio in modo quasi completo.
Nel pomeriggio invece la visita gradita della scolaresca di Pravisdomini che ho accompagnato alla Camera dei Deputati. Ho rivisto con molto piacere colleghi e studenti che ho lasciato ormai da due anni e ho trovato come sempre sguardi interessati e attenti al racconto della mia esperienza di servizio parlamentare. Ho offerto orecchio alle loro domande e ho ribadito che i comportamenti fondamentali del buon deputato dipendono dai verbi ASCOLTARE e STUDIARE. Abilità che si imparano proprio a scuola e che qualificano dunque tutti gli studenti come potenziali politici.

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Giovedì 12 marzo

Ora alla Camera per accompagnare la visita degli studenti delle classi seconde dell’Istituto Don Bosco di Pordenone. Ho visto ancora una volta ragazzi della regione Friuli Venezia Giulia attenti e motivati a conoscere le istituzioni della Repubblica. Negli insegnanti accompagnatori Maria Cevolin, Federica Pastina e Roberto Pilat, ho colto l’orientamento a fare dell’educazione civica e politica un asse portante per il futuro del nostro Paese. Una speranza per il territorio pordenonese, alla ricerca di nuove vocazioni per andare oltre la crisi con coraggio e fiducia, mirando al bene comune. Una conferma del servizio pubblico svolto dagli istituti paritari.

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